Sudafrica: analisi del mercato finanziario e strumenti per investire nell'azionario

Paolo Bascelli, Milano, 23/07/2019

1. Introduzione
 

Il Sudafrica è una delle principali economie emergenti del continente africano. Il Paese ha già
affrontato sfide difficili in più occasioni, una delle più recenti è stata quella di gestire la transizione
di politica monetaria della Federal Reserve da un regime ultra-accomodante ad accomodante
(processo noto come tapering, di cui si è parlato in altri articoli presenti sul sito). Il Sudafrica infatti
era considerato dagli analisti di Morgan Stanley, una delle cinque economie emergenti più fragili (è
stato coniato appositamente il termine “Fragile Five” per definire questo gruppo, costituito da
Brasile, India, Indonesia, Sudafrica e Turchia) e più esposte ad una possibile riduzione degli stimoli
monetari del Quantitative Easing della FED. Obiettivo dell’articolo è capire quale sia lo stato del
mercato finanziario sudafricano, se vi siano le condizioni per investire e quali strumenti siano più
adatti per lo scopo.

 

2. Andamento del mercato azionario
 

Il principale indice azionario del Sudafrica è il FTSE/JSE All Shares Index, noto anche come
JHALSI (acronimo che sta per Johannesburg All Shares Index). Gli altri indici presenti nel mercato
azionario sudafricano sono sotto aggregati del JHALSI, dove l’appartenenza al sotto gruppo viene
stabilita tenendo conto, esclusivamente, del fatturato dell’azienda quotata.

 

Il FTSE/JSE All Shares Index è un indice di piccole dimensioni che include al suo interno 164
aziende quotate circa ed è denominato in rand sudafricani. Per quanto riguarda i settori coperti
dall’indice, i principali sono il settore delle materie prime, il settore tecnologico ed il settore
bancario che insieme costituiscono il 55% circa del FTSE/JSE All Shares Index.

 

Dal grafico della fig.1 che riporta l’andamento del FTSE/JSE All Shares Index e dei suoi sotto aggregati negli ultimi 5 anni, si possono formulare alcune riflessioni. In primo luogo si può notare l’impatto negativo sul mercato azionario sudafricano dell’avvio del processo di tapering da parte della FED, con tutti gli indici azionari che hanno registrato un calo significativo dal maggio 2015 fino al marzo 2016 circa. In secondo luogo si può notare il calo significativo degli indici nei mesi finali del 2018: la ragione in questo caso sta nella pressione valutaria ricevuta da altre economie emergenti, in particolar modo la Turchia, che hanno subìto una svalutazione pesante della propria valuta domestica, con il conseguente aleggiare di un possibile rischio di contagio per l’economia sudafricana, scenario che non si è verificato. In terzo luogo si nota come le performance del FTSE/JSE All Shares Index e del suo sotto aggregato Top 40 siano quasi identiche, elemento che ribadisce quanto detto in precedenza, ossia che l’indice JHALSI è molto ristretto come numero di componenti e molto concentrato su pochi settori e su pochissime aziende, le quali hanno un peso preponderante sull’indice.

Figura 1. Performance del FTSE/JSE Index e dei suoi sotto aggregati negli ultimi 5 anni (fonte: FTSE Russell)

Per quanto concerne le performance, negli ultimi 5 anni il migliore sotto agregato è stato il Top 40
prevalendo di pochissimo sul Mid Cap (+31,6% del Top 40 contro il +31,4% del Mid Cap), mentre
se si restringe l’orizzonte temporale e si considerano le performance registrate negli ultimi 3 anni, il
Top 40 ha performato nettamente meglio rispetto al Mid Cap (+24% del Top 40 contro il +5,9% del
Mid Cap).

 

3. Andamento del mercato obbligazionario
 

Dal 2009 il mercato obbligazionario sudafricano viene gestito dal Johannesburg Stock Exchange, il
quale lo ha rilevato dalla precedente società che lo gestiva, il Bond Exchange del Sudafrica. Si tratta
del mercato obbligazionario più grande del continente africano, con un volume giornaliero di
scambi pari circa a 25 miliardi di rand sudafricani (equivalenti più o meno a 1,6 miliardi di euro).
Più della metà dei titoli di debito che costituiscono il mercato oblligazionario sudafricano è
costituito da bond governativi sudafricani. Il Sudafrica, come molte altre economie emergenti
dipende fortemente dai flussi di capitale provenienti dall’estero, risultando particolarmente esposta
agli shock sia domestici che esteri. La recente visita dell’IMF in Sudafrica ha ribadito come sia
necessaria un’accelerazione convinta nel processo di riforme al fine di ridurre il crescente debito
pubblico, aumentare la flessibilità del mercato del lavoro, ridurre la dipendenza delle imprese
domestiche dal sostegno dell’amministrazione pubblica e creare le condizioni di competitività e di
stabilità necessarie allo sviluppo di nuovi business (da “IMF Staff Concludes Visit to South Africa”,
3 giugno 2019).

Figura 2. Tasso di interesse dei bond governativi sudafricani a scadenza decennale dal 2004 ad oggi

Nella fig.2 è rappresentato l’andamento dei tassi di interesse a 10 anni della nazione sudafricana.
Fatta eccezione per il 2008, in cui la banca centrale sudafricana ha aumentato notevolmente i tassi
di interesse in risposta alla crisi finanziaria globale, con il duplice obiettivo di continuare ad attirare
capitali esteri e di difendere il valore del rand sudafricano, si nota come la principale istituzione
finanziaria del Paese abbia avuto un atteggiamento di quasi totale immobilismo. Il mancato
supporto della politica monetaria in risposta agli shock esogeni ha rallentato notevolmente il ritmo
di crescita economica del Paese, non fornendo il supporto necessario alle imprese ed ha avuto effetti
estremamente deleteri sul mercato del lavoro sudafricano, con un tasso di disoccupazione pari
attualmente al 27,60%. Attualmente il tasso di interesse reale a 10 anni è solo leggermente positivo
e ciò non contribuisce ad attrarre i flussi di capitale di cui l’economia sudafricana avrebbe bisogno
per riprendere un cammino di crescita economica sostenuto.

 

4. Brevi considerazioni sul valore del rublo rispetto al dollaro statunitense
 

Il rand sudafricano è tra le 5 valute più sottovalutate al mondo nei confronti del dollaro statunitense.
In base al Big Mac Index aggiustato in base ai dati sul PIL per tenere conto delle differenze di
reddito tra i due Paesi a confronto, il rand è sottovalutato del 35,2% rispetto al dollaro statunitense,
come evidenziato nella fig.3.

Figura 3. Riquadro superiore: dove si collocano il rand sudafricano e le altre valute rispetto al dollaro statunitense. Riquadro inferiore: andamento del tasso di cambio tra rand e dollaro dal 2011 al 2019 (fonte: The Economist, Big Mac Index)

Sono in gioco diverse dinamiche che giustificano la debolezza della valuta sudafricana. Il Paese ha
sofferto negli ultimi anni di una crescita economica asfittica, frutto di circa 9 anni di governo, sotto
l’amministrazione Zuma, da parte di una classe politica fortemente corrotta ed impreparata. Bisogna
poi ricordare che il Sudafrica è uno dei più importanti Paesi al mondo per quanto riguarda la
disponibilità di materie prime di origine mineraria, in particolar modo di oro e platino: tuttavia
l’apprezzamento del dollaro e un prolungato periodo di calo dei prezzi delle materie prime hanno
avuto un impatto negativo sul rand. Inoltre non si deve dimenticare quanto detto in precedenza in
merito all’immobilismo della banca centrale sudafricana che non ha stimolato in modo attivo la
crescita economica del Paese e che ha fallito nel farsi promotrice di un piano di riforme di cui
l’economia sudafricana ha assolutamente bisogno per ripartire. L’elezione recente come Presidente
del Sudafrica di Cyril Ramaphosa tuttavia alimenta un cauto ottimismo, sia a livello domestico sia a
livello internazionale: una maggior stabilità politica, la lotta alla corruzione e politiche volte ad
aumentare il tasso di occupazione, in special modo quello giovanile, contribuirebbero ad una futura
rivalutazione positiva del rand.

 

5. Strumenti per investire nell’azionario
 

Trattandosi di un mercato finanziario particolarmente volatile, fortemente dipendente dai flussi di
capitale esteri e di conseguenza particolarmente vulnerabile agli shock sia endogeni che esogeni, si
consiglia di scegliere strumenti finanziari puntando principalmente alla diversificazione degli
investimenti, obiettivo perseguibile attraverso l’acquisto di fondi ed ETF.

In particolare si segnalano come *fondi (gestione attiva) e come **ETF (gestione passiva):
 

*T. Rowe Price Funds SICAV - Middle East & Africa Equity Fund I USD (ISIN LU0310188205): l'obiettivo del Fondo consiste nell'incrementare il valore delle sue azioni tramite l'incremento del valore dei suoi investimenti. Il Fondo investe su base discrezionale principalmente in azioni e titoli collegati alle azioni di società che hanno sede o svolgono la maggior parte delle proprie attività economiche nei paesi emergenti di Medio Oriente e Africa (esposizione netta al Sudafrica pari al 38,03% del capitale del fondo), che presentano rischi e rendimenti potenziali elevati. Il reddito generato dal Fondo è reinvestito e compreso nel valore delle azioni. Il fondo è denominato in dollari statunitensi e presenta un costo di gestione annuo dell’1,10%.
 

Rendimenti: da inizio anno +12,81%; a 3 anni +7,73%; a 5 anni +4,56%
 

*JPMorgan Funds - Africa Equity Fund A (perf) (acc) – USD (ISIN LU0355584466): il fondo
mira ad offrire la crescita del capitale nel lungo periodo investendo principalmente in un portafoglio
di società africane. L’esposizione netta al Sudafrica è pari al 37,13% del capitale del fondo. Questo
strumento è denominato in dollari statunitensi e presenta un costo di gestione annuo dell’1,81%.

 

Rendimenti: da inizio anno +9,67%; a 3 anni +2,57%; a 5 anni -2,40%
 

*RBC Funds (Lux) Emerging Markets Equity Fund (ISIN LU0894190932): l’obiettivo del
fondo è ottenere un aumento del capitale investito nel lungo periodo, investendo principalmente in
azioni di aziende che hanno sede o svolgono la maggior parte della loro attività nei mercati
emergenti. Il fondo persegue attivamente un mandato di sostenibilità in accordo con i principi ESG
(il sistema di rating di sostenibilità di Morningstar assegna al fondo il punteggio massimo, 5 globi).
L’esposizione netta al Sudafrica è pari all’11,13% del capitale del fondo. Lo strumento è
denominato in dollari statunitensi e presenta un costo di gestione annuo dell’1,05%.

 

Rendimenti: da inizio anno +16,06%; a 3 anni +11,33%; a 5 anni +12,79%
 

**iShares MSCI South Africa UCITS ETF USD (Acc) (ISIN IE00B52XQP83): lo strumento
mira a replicare, tramite una gestione passiva, le performance del benchmark, l’MSCI South Africa
Index. L’esposizione netta al Sudafrica è pari al 97,36% del capitale dell’ETF. Lo strumento è
denominato in dollari statunitensi e presenta un costo di gestione annuo dello 0,65%.

 

Rendimenti: da inizio anno +14,17%; a 3 anni +4,70%; a 5 anni +4,88%
 

**SPDR S&P Emerging Markets Dividend UCITS ETF (EUR) (ISIN IE00B6YX5B26):
l'obiettivo dell’ETF consiste nel riprodurre il rendimento dei titoli ad alto rendimento nei mercati
azionari dei paesi emergenti. Lo strumento, tramite una gestione passiva, mira a replicare le
performance dell’indice S&P EM Dividend Opportunities NR USD. L’esposizione netta al
Sudafrica è pari al 18,63% del capitale dell’ETF. Lo strumento è denominato in euro e presenta un
costo di gestione annuo dello 0,55%.

 

Rendimenti: da inizio anno +14,35%; a 3 anni +8,54%; a 5 anni +3,45%
 

**UBS ETF - MSCI Emerging Markets Socially Responsible UCITS ETF (USD) A-dis (ISIN LU1048313891): l’obiettivo dell’ETF consiste nel replicare, tramite una gestione passiva, le
performance dell’indice MSCI EM SRI 5% Issuer Capped NR USD. Il fondo persegue attivamente
un mandato di sostenibilità in accordo con i principi ESG (il sistema di rating di sostenibilità di
Morningstar assegna al fondo il punteggio massimo, 5 globi). L’esposizione netta al Sudafrica è
pari al 9,58% del capitale dell’ETF. Lo strumento è denominato in dollari statunitensi e presenta un
costo di gestione annuo dello 0,35%.

 

Rendimenti: da inizio anno +10,30%; a 3 anni +8,48%
 

Disclaimer: questo articolo è frutto delle opinioni di chi lo ha redatto e supervisionato. Nessun compenso viene ricevuto per l’espressione di queste opinioni. Si dichiara inoltre di non avere alcun rapporto commerciale con le società e gli enti di ricerca menzionati in questo articolo.
 

Nota bene: le azioni sono uno strumento altamente volatile, pertanto la quota posseduta di tale strumento all’interno del portafoglio deve essere coerente con la propensione al rischio dell’investitore. È consigliabile affidarsi ad un professionista in grado di gestire il rischio in modo efficiente.

 
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