Tassazione azioni ed obbligazioni estere

Paolo Bascelli, Milano, 02/12/2019

Nelle proprie decisioni di investimento è importante, dopo aver deciso gli obiettivi ragionevoli che si desidera perseguire e aver stabilito l’orizzonte temporale di investimento, non solo selezionare in quali asset class e strumenti investire, ma anche la gestione dei propri investimenti da un punto di vista fiscale. Nell’articolo precedente (“La distinzione tra redditi da capitale e redditi diversi”), abbiamo concentrato la nostra attenzione sulla gestione delle minusvalenze e su come utilizzarle per ottenere degli “sgravi fiscali”; in questo articolo invece tratteremo il tema spinoso della tassazione degli strumenti finanziari esteri concentrandoci solo su obbligazioni ed azioni. La tabella successiva mostra le aliquote italiane applicate sui capital gain (plusvalenze), su cedole (nel caso delle obbligazioni) e sui dividendi (nel caso delle azioni) nel caso in cui l’investitore avesse deciso di acquistare uno strumento finanziario emesso da uno stato, un ente sovranazionale, un ente territoriale o una società esteri.

Fonte: Algo Financial Journal

L’aspetto più interessante e controverso riguarda però le aliquote applicate sui dividendi delle azioni estere. Tale forma di proventi finanziari subisce una doppia imposizione fiscale: la prima viene applicata dall’autorità fiscale del Paese di cui fa parte la società di cui si acquista l’azione (l’aliquota applicata, come si vedrà successivamente, varia da Paese a Paese); la seconda imposizione fiscale viene applicata dall’autorità fiscale italiana sul cosiddetto “netto frontiera” ossia sul dividendo al netto della prima ritenuta fiscale operata nel Paese estero (trattandosi di dividendo l’aliquota come visto nella tabella precedente è pari al 26,00%).

 

Facciamo un esempio per fugare potenziali dubbi.

 

Si immagini di aver investito in un’azione francese che stacca dividendo. Ipotizziamo che il dividendo sia pari a 100 euro. Su questo importo l’autorità fiscale francese applica la propria ritenuta (l’aliquota francese è pari al 30%). Il dividendo che residua, il cosiddetto “netto frontiera”, risulta pari a 70 euro. Su quest’ultimo importo viene applicata l’aliquota italiana vigente sulla tassazione dei dividendi, pari al 26%. Il dividendo, al netto della doppia imposizione, risulta essere pari a 51,80 euro. Un prelievo fiscale molto significativo.

 

La tabella successiva mostra le aliquote applicate dai principali Paesi esteri sui dividendi azionari.

Fonte: Algo Financial Journal

Al fine di evitare un prelievo fiscale così oneroso per l’investitore, l’Italia ha stretto accordi con numerosi Paesi per evitare la doppia imposizione fiscale sui dividendi. L’aliquota massima che l’autorità fiscale estera di turno può applicare sul dividendo, in virtù degli accordi stretti con il fisco italiano, è pari al 15,00%. Tuttavia, purtroppo, non si tratta di un meccanismo che trova applicazione automatica. Ciò che avviene nella pratica è la doppia imposizione con le rispettive aliquote, così come esposto nell’esempio precedente riguardo un’azione francese. Per veder riconosciuto il proprio diritto al rimborso della porzione di aliquota estera che eccede l’aliquota del 15,00% concordata tra fisco estero di turno e fisco italiano, l’investitore deve necessariamente presentare, ad ogni incasso di un dividendo di provenienza estera, uno specifico modulo all’autorità fiscale estera competente (con ulteriori complicazioni legate alla necessità di compilare il modulo nella lingua richiesta dal fisco estero, nel caso del Portogallo, ad esempio, in portoghese).

 

Si tratta di una procedura davvero inefficiente, cui, nella stragrande maggioranza dei casi, non si fa ricorso. Bisogna però sottolineare come la doppia imposizione sui dividendi di azioni estere non fa venir meno i benefici collegati alla diversificazione geografica del proprio portafoglio di investimento. Si consiglia anzi, data questa problematica burocratico/fiscale, di diversificare ancora di più: se il capitale totale investito rimane lo stesso, ma si incrementa il numero delle azioni estere in cui si investe, il peso pro-quota della doppia imposizione fiscale sui dividendi esteri necessariamente si riduce.

 

Disclaimer: Questo articolo è frutto delle opinioni di chi lo ha redatto e supervisionato. Nessun compenso viene ricevuto per l’espressione di queste opinioni.

 

Nota bene: L’articolo è stato redatto sulla base delle normative vigenti alla data riportata in calce all’articolo. Si declina ogni responsabilità legata ai risultati conseguiti per effetto dell’applicazione dei concetti sopra esposti.

 
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